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10 marzo 2015

Alluce valgo.. Problemi alla lingua?


Che cos'è l'Alluce Valgo?L'Alluce valgo è la deformazione dell'alluce che risulta deviato verso l'esterno del piede, ossia verso le altre dita. A livello dell'attaccatura dell'alluce, ovvero sulla prima metatarsale, si evidenzia una protuberanza che, quando si infiamma, diventa dolorosa. Questo soprattutto dovuto al fatto che batte contro le scarpe comportando gonfiore e rossore.Come conseguenza, la testa metatarsale devia nel lato opposto a quello in cui è andato l’alluce, ovvero verso la linea mediana del piede.In casi gravi l’alluce valgo arriva a sovrastare tutto il secondo dito fino a toccare il terzo. Oltre al disagio a carico della capsula articolare della testa metatarsale e dell’alluce, spesso si aggiungono formazioni di tendiniti, borsiti, caduta delle teste metatarsali (che si evidenziano ben evidenziate con le classiche dita “griffate) e di calli sotto le teste metatarsali (un piede sano non deve avere calli in nessun punto).La caduta dell’arco plantare anteriore, fa sì che le teste metatarsali si scontrino con il terreno, determinando ulteriore dolore e maggiore difficoltà nella deambulazione.In questi casi è frequente la manifestazione di un’ulteriore patologia, il neuroma di Morton.

....è perché la lingua?

Si è sempre creduto che il piede fosse la causa delle varie alterazioni posturali e relativi problemi, che si propagavano fino alla parte alta del corpo. Oggi si è scoperto che accade proprio l’opposto: il piede è principalmente la vittima delle alterazioni posturali. 


Per esempio, nei casi di deglutizione atipica (infantile), frenulo corto, disturbi occlusali, la catena muscolare denominata glosso-podalica, interagisce dalla lingua fino ai due pollici e ai due alluci. Ogni disagio che tale catena subisce (lingua disfunzionale) si trasmette immediatamente fino ai suoi estremi, causando di frequente il valgismo dell’alluce.

In questi casi è d’obbligo un intervento adeguato, nell’ambito dell’odontoiatria e della logopedia. A tal riguardo, con le conoscenze attuali, è fondamentale agire sulla catena linguale attraverso la rieducazione funzionale della lingua in un contesto di globalità (esercizi specifici per la lingua abbinati ad esercizi specifici per il diaframma e per le catene muscolari).Non vanno escluse le disfunzioni vestibolari, visive, alterazioni respiratorie, le quali, attraverso le catene neuromuscolari, interagiranno fino ai piedi.Altro elemento di estremo interesse sono le calzature: il piede, nato libero, dovrebbe vivere scalzo per ricevere costantemente molteplici stimoli dal suolo. Invece trascorre troppo tempo rinchiuso dentro scarpe inadeguate, con piante e punte strette, tacchi alti, etc. che contribuiscono alla formazione dell’ alluce valgo.

State attenti a come utilizzate la lingua... Non solo per parlare!Potrebbe condizionare tutta la vostra postura.

Martina Marchiori

3 febbraio 2015

DISMETRIA DEGLI ARTI INFERIORI: Falsa gamba corta o vera gamba lunga?

In ambito medico spesso c'è molta conduzione nella prescrizione nei casi di dismetria degli arti inferiori. Tutto ciò è dovuto alla poca chiarezza e alla difficoltà di riconoscimento tra un reale accorciamento dell'arto inferiore o a un suo falso accorciamento dovuto ad altre componenti.
Per queste ragioni è opportuno valutare attentamente il paziente prima di prescrivere un rialzo attraverso esami strumentali e test diagnostici.

La FALSA gamba corta può essere dovuta da diversi "scompensi".

A carico del bacino:
-Ossificazione anormale del bacino;
-La rotazione del bacino;
-Anteriorità o posteriorità iliaca che possono influenzare l'altezza del cotile; nel caso di basculamento anteriore il cotile si abbassa determinando una falsa gamba lunga, mentre il basculamento posteriore può comportare una falsa gamba corta.

A carico della gamba:
-Valgismo di calcagno o di ginocchio che provocano una diminuzione della distanza del cotile dal suolo; quest'ultimo abbassandosi determina una falsa gamba corta.

-Scoliosi lombare;
-Piede piatto;
-Fissazioni viscerali (tra cui anche cicatrici cutanee);
-Retrazioni muscolari (Psoas, piriforme..)

Alla luce di tali aspetti la prescrizione del rialzo va effettuata solo dopo numerosi accertamenti. 
Per questo motivo è meglio affidarsi a test ortopedici e osteopatici per essere sicuro della diagnosi.

Marchiori M.



13 gennaio 2015

Sciatalgia... Cosa può fare l'osteopatia?



Sentiamo spesso parlare di SCIATALGIA...che cos'è?

Con sciatalgia si riferisce al dolore o sofferenza associati al nervo sciatico. 
Un trauma o una pressione sul nervo sciatico possono causare un dolore lancinante e bruciante che s'irradia dalla zona lombare o anca, seguendo il percorso del nervo fino ad arrivare al piede. 
In altri casi uno stiramento della schiena può causare spasmi muscolari nella zona sacro-iliaca.
Raramente invece può essere causata da infezioni, tumori, infiammazioni delle ossa o altre patologie che possono comportare una pressione della zona.

Detto questo...cosa può fare un TRATTAMENTO OSTEOPATICO?

Il trattamento iniziale per la sciatica si focalizza nel sollievo dal dolore. In casi dolori o acuti, è consigliabile riposo a letto per un0intera settimana insieme a eventuali farmaci per alleviare lo stato di infiammazione e dolore.

Se il dolore lo permette, le manipolazioni e le mobilizzazioni osteopatiche sono di grande beneficio. Sono consigliate quelle che si focalizzano sulla zona lombare, glutei e muscoli Hamstring. Le mobilitazioni includono anche posizioni che riducono il dolore e procurano conforto. 

Con la diminuzione del dolore e il successo di una terapia iniziata precocemente, l'individuo è incoraggiato a seguire un programma di lunga durata per mantenere la salute della schiena e prevenire il ritorno del trauma. Per raggiungere questo risultato a lungo termine bisogna apprendere gli esercizi corretti per migliorare la propria postura ormai compromessa.

Concludendo ricorda che la Scitatalgia è una vittima...di un comportamento o di una postura scorretta: cerca di prevenirla.

Marchiori Martina


N.B. Molto spesso una sciatalgia può essere confusa con una Sindrome del Piriforme. Per eventuali approfondimenti vedi  http://martinamarchiori.blogspot.it/2013/07/la-sindrome-del-piriforme.html?q=piriforme

8 ottobre 2014

SIAMO OSTEOPATI?

Allo stato attuale, la professione osteopatica non è regolamentata dalla legge italiana, se non per quanto riguarda il regime fiscale rientrando nelle professioni non riconosciute.Di seguito vi riporterò le ultime novità in materia di legislazione osteopatia per fare luce su una disciplina molto discussa, ma che sta iniziando a far sentire la propria voce.


Il 25 giugno 2014, Il presidente e una delegazione del Direttivo hanno incontrato il Dott.Leonardi, direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del servizio nazionale sanitario.
In tale occasione i rappresentanti del ROI (Registro degli Osteopati Italiani) hanno confermato l'intenzione di voler collaborare con il Ministero per il riconoscimento dell'Osteopatia come nuova professione sanitaria.

Il grande dilemma che si presenta a questo punto è: se l'Osteopatia viene riconosciuta come professione sanitaria tutti gli Osteopati possono operare come tali figure?
I Diplomati in Osteopatia provengono da diversi percorsi di Studi:
-Diplomati di Scuole superiori che svolgono un percorso di 5 anni a Tempo Pieno;
-Laureati in materie mediche, sportive e fisioterapiche che seguono un percorso di 6 anni a Tempo Parziale;
-Corsi vari.
La preparazione potrebbe essere considerata non-idonea per poter operare nel regime sanitario, soprattutto perché alcune scuole non sono controllate secondo regimi rigidi dalla legge.
Chiunque potrebbe aprire una scuola, basta che segua le normative dell'OMS.
Arrivati a questo punto il problema più importante è quello che viene chiamato Concorrenza. 
Se una legge simile fosse approvata diverse figure sanitarie si sentirebbero attaccate da figure professionali analoghe togliendo loro lavoro e anche,perché no, prestigio.

Come Studentessa del 4 anno a Tempo Parziale presso la scuola EIOM di Padova continuo a nutrire la speranza che questo percorso che si è intrapreso a livello legislativo continui raggiungendo il riconoscimento sanitario. Questo perché la scuola che sto seguendo richiede grande impegno, studio, molta pratica e altrettanto sacrificio. Le materie affrontate spaziano tra molteplici Scienze Mediche e Umane con notevoli approfondimenti. Come tale è giusto che un percorso di 6 anni possa avere il giusto riconoscimento.
La grande differenza dovrebbero farla i professionisti.
Ognuno dovrebbe comprendere il proprio limite e collaborare con altre figure professionali per raggiungere tutti lo stesso obiettivo: DONARE BENESSERE ALLE PERSONE.

Utopia o futuro?

Martina M.


25 giugno 2014

Tecnica di drenaggio dei seni venosi...da provare!!!




Buongiorno a tutti!!
Come sapete sono una studentessa di Osteopatia e il week end scorso con grande soddisfazione ho concluso in Terzo Anno del mio percorso di studi.
Oggi vi voglio parlare di una tecnica cranio -sacrale di drenaggio per i seni venosi. Vi richiamerò in maniera molto riassuntiva qualche nozione di anatomia e vi spiegherò quando è indicata e le eventuali controindicazioni di questa tecnica. 

Il sistema venoso cerebrospinale è costituito da un sistema intracranico di seni che raccolgono il sangue refluo dell'encefalo e delle meningi.
I seni cranici sono privi di valvole e quindi il sangue circola grazie alla contrazione degli emisferi cerebrali, la quale viene trasmessa alle Membrane di Tensione Reciproca, che a loro volta determinano la contrazione dei seni.




Indicazioni:
-Ipertensione intracranica;
-Cefalee da congestione causate da stasi venosa;
-Dolori retroculari;
- Emicranee di origine olfalmica;
....per i bambini e non solo:
-Ritardo dello sviluppo psicomotorio;
-Astenie intellettuali e fisiche;
-Disturbi comportamentali.

Controindicazioni:
-Epilessia;
-Rischi emorragici;
-Traumi cranici;
-Ipotensione e bradicardia;
-Stati depressivi;
-Gravidanza dal 5-8 mese.

In media la tecnica dura 40 min e vi posso assicurare che comporta uno stato di benessere generale anche a distanza di giorni.

Martina M.

6 maggio 2014

Diaframma e postura...c'è un nesso

Respirare è vita. Come lo fai influenza la qualità delle vostre azioni quotidiane.
Innumerevoli persone hanno una cattiva respirazione diaframmatica: in questi casi il Diaframma si presenta in uno stato di spasmo cronico, che ne impedisce la discesa durante la espirazione.
Il compenso generalmente attuato consiste nell'affidare la fase Inspiratoria all'azione dei muscoli accessori della respirazione: lo Sternocleidomastoideo e gli Scaleni.
La loro contrazione permette il sollevamento della gabbia toracica (movimento a "braccio di pompa") e di tirare verso il basso e l'avanti il capo e il rachide cervicale.
Cosi in queste persone troveremo un' importante diminuzione, a volte scomparsa o addirittura inversione, della lordosi cervicale e uno stato di detrazione fibrotica degli estensori del rachide.
Il risultato finale sarà una diminuzione di mobilità delle articolazioni tra le vertebre cervicali e un marcato aumento di pressione sulle articolazioni intervertrebrali, che provocherà facilmente dolore, sofferenza infiammatoria cronica e una precoce evoluzione artrosica del rachide cervicale.

Per evitare di apportare posture scorrette a causa di una cattiva respirazione si possono effettuare degli esercizi per migliorare il proprio respiro. 
Si possono svolgere prima di andare a letto così da facilitare anche l'addormentamento. 
Come nella foto esercitatevi a inspirare gonfiando la pancia (senza sollevare il torace) e espirare cercando di portare l'ombelico verso il basso consentendo il contatto della schiena con la base di appoggio.
Provate per 30 respirazioni.



Come si sentite? Non siete più rilassati? Pensate come sarebbe più "leggera" la giornata se fossimo in grado di respirare in maniera più economica ed efficace. 

Marchiori M.

7 novembre 2013

OSTEOPATIA PEDIATRICA: Il tocco che cura

Notti insonni, tremori, coliche. Questi grandi e piccoli problemi sono spesso provocati da traumi del parto o della gravidanza che, se affrontati nei primi mesi, possono risolversi facilmente e migliorare lo sviluppo del bambino. Approfondiamo questo argomento con Andrea Lernaduzzi, specializzato in osteopatia  pediatrica, che da molti anni applica questa tecnica a neonati e bambini.

Come si generano le condizioni di non equilibrio nei neonati?
Sia durante la vita fetale sia alla nascita il bambino è sottoposto naturalmente a molte compressioni che possono produrre altrettante lesioni. 
Nel grembo materno ci possono essere ad esempio problemi dovuti all'utero patologico, a disequilibri del bacino, a contrazioni premature. Sia nella fase di "impegno" sia di discesa e di espulsione il bambino subisce forti compressioni perchè deve passare attraverso il canale del parto affrontando torsioni e spinte per poter attraversare spazi molto ridotti. Il cranio e tutto il corpo del neonato si modellano per poter passare nel canale del parto.

Quali problemi sei chiamato ad affrontare?
I torcicollo congeniti, problematiche del sistema nervoso come tremori, rigurgiti, problemi di ritmo sonno-veglia, il vomito a getto, le coliche e tantissimi altri, si lavora su tutto.
Lavoriamo molto anche per la preparazione al parto trattando la struttura pelvica, la cavità addominale, il diaframma e le connessioni fasciali per preparare il corpo alla dilatazione e al travaglio.

Stai collaborando con dei medici pediatri per proporre valutazioni osteopaticge gratuite ai neonati. Come nasce questo progetto?
In collaborazione con la dottoressa M.Teresa Marzano, qui a Milano, desideriamo proporre una consulenza osteopatia gratuita entro i primi 15-30 giorni dal parto; l'obiettivo è capire se l'organismo del bambino ha subito traumi tessutali e bioenergetici durante la gravidanza e il travaglio. È una valutazione che ritengo molto importante. Devi sapere che in Inghilterra nei reparti di neonatologia alla dimissione è compresa una valutazione osteopatica. Sarebbe un grande risultato se anche in Italia ogni pediatra richiedesse una valutazione osteopatica perchè il potenziale di autoguarigione dell'organismo a quell'età è incredibile.

Non sarebbe meglio aspettare che il bambino cresca un po' per affrontare i trattamenti? Immagino la preoccupazione dei genitori nell'accettare una tecnica manipolativa per i loro bambini.
È una scienza assolutamente innocua ,fatta di tocchi dolcissimi. Non bisogna aver paura di far toccare oscurare il proprio bambino con questo approccio. I bambini che nascono,ad esempio, con la forcipe o con la ventosa possono avere dei problemi al palato che poi si manifestano nella dentizione. Anche questi casi possono essere affrontati con il metodo osteopatico. Quanto prima si fa, migliore è il risultato.l'obiettivo dell'oateopatia pediatrica è quello di far partire il bambino con delle basi forti!

Antonio Ruccia
Da rivista "Energie"
Ottobre 2013

12 luglio 2013

Cos'è l'Osteopatia?



"Ho pensato che l'osso, osteon, fosse il punto da cui dovevo partire per accertare la causa delle condizioni patologiche e così ho messo insieme "osteo" con "patia" e ho ottenuto Osteopatia".
(Still, A.T. Autobiografia, 1897, p.98)

"L'osteopatia è la regola del movimento, della materia e dello spirito, dove la materia e lo spirito non possono manifestarsi senza il movimento; pertanto noi osteopati affermiamo che il movimento è l'espressione stessa della vita".
(Still, A.T., 1892)

L’osteopatia è un sistema di diagnosi e trattamento che pur basandosi sulle scienze fondamentali e le conoscenze mediche tradizionali (anatomia, fisiologia, ect..) non prevede l'uso di farmaci né il ricorso alla chirurgia, ma attraverso manipolazioni e manovre specifiche si dimostra efficace per la  prevenzione, valutazione ed il trattamento di disturbi che interessano non solo l'apparato neuro-muscolo-scheletrico, ma anche cranio-sacrale (legame tra il cranio, la colonna vertebrale e l'osso sacro) e viscerale (azioni sulla mobilità degli organi viscerali).
Inoltre a differenza della medicina tradizionale allopatica, che concentra i propri sforzi sulla ricerca ed eliminazione del sintomo, l'osteopatia considera il sintomo un campanello di allarme e mira all'individuazione della causa alla base della comparsa del sintomo stesso.


Nascita dell'Osteopatia
L'osteopatia nasce in America verso la metà dell'ottocento, epoca in cui il paese sta cercando di affermarsi sulla scena mondiale.
Questo è il mondo in cui nasce in Virginia nel 1828 il padre dell’osteopatia, Andrew Taylor Still.
In quel periodo anche la medicina sta cercando di trovare la propria strada e si sta spostando dalla concezione ortodossa che utilizzava vescicanti, purganti e salassi alla visione alternativa della cura naturale come l’omeopatia e altre forme di guarigione spirituale come l’ipnosi e simili.
Scoppia così nel 1861 la guerra civile americana, una vera e propria lotta per l’indipendenza e Still si arruola nell’arma come chirurgo.
Tornato a casa deve affrontare un grosso trauma, la perdita di 3 figli per meningite spinale e di una figlia per polmonite.
Ovviamente distrutto per il fatto che la medicina non è stata in grado di salvare la sua famiglia in aggiunta alle sofferenze vissute in guerra, inizia la propria ricerca personale per comprendere meglio la salute e la malattia e trovare mezzi di guarigione più efficienti.


I principi dell'Osteopatia

Unità del corpo
Come metodologia olistica (dal greco olos=tutto) l'osteopatia considera l'individuo nella sua globalità: ogni parte costituente la persona (psiche inclusa) è dipendente dalle altre e il corretto funzionamento di ognuna assicura quello dell'intera struttura, dunque, l'equilibrio psicofisico e il benessere.
Relazione tra struttura e funzione
Un corretto equilibrio tra struttura e funzione regala al nostro corpo una sensazione di benessere. Qualora tale equilibrio venga alterato (a causa di un trauma per esempio) si parla di disfunzione osteopatica, ossia di una restrizione di mobilità e perdita di movimento in una parte del nostro corpo (ossa, muscoli, organi, etc..).
Autoguarigione
In osteopatia non è il terapeuta che guarisce, ma il suo ruolo è quello favorire la capacità innata del corpo ad auto curarsi.


Le tecniche osteopatiche
Il trattamento osteopatico può avvalersi di numerosi metodi e tecniche di trattamento. Gli osteopati le utilizzano indifferentemente in funzione delle necessità terapeutiche.
Una classificazione possibile è quella che fa riferimento a queste tre grandi famiglie:
Tecniche strutturali 
La tecniche strutturali sono definite tali poiché ristabiliscono la mobilità della struttura ossea.
La specificità e la rapidità delle manipolazione consente il recupero della mobilità articolare. 
Hanno una forte influenza neurologica, oltre che puramente meccanica, in quanto favoriscono l’emissione di corretti impulsi dalle e alle terminazioni della parte trattata.
Tecniche cranio-sacrali
Le tecniche craniali agiscono sul movimento di congruenza fra le ossa del cranio e il sacro, ristabilendone il normale “meccanismo respiratorio primario”, ossia quella combinazione di parti ossee, legamentose, muscolari, e fasciali che consentono il riequilibrio e l’armonia delle funzioni craniosacrali. 
Con queste tecniche si agisce in particolare sulla vitalità dell’organismo, qualità fondamentale che permette agli esseri viventi di reagire con efficacia agli eventi di disturbo provenienti dall’ambiente esterno e da quello interno.
Le tecniche viscerali 
I visceri si muovono in modo specifico sotto l'influenza della pressione diaframmatica. Questa dinamica viscerale può essere modificata (restrizione di mobilità) o scomparire. Applicando una tecnica specifica, l’osteopatia permette all'organo di trovare la sua fisiologia naturale ed i disordini legati alla restrizione di mobilità saranno così corretti. Inoltre esiste da un punto di vista anatomico e funzionale una relazione tra i visceri e la struttura muscolo-scheletrica; una cattiva funzione della struttura (colonna vertebrale), può influenzare uno o più visceri e viceversa. Si possono trovare, in persone che soffrono di mal di schiena, problemi di mobilità del fegato, del colon, del rene o dell'utero. Il trattamento osteopatico mira, attraverso l'addome ed il diaframma, a ristabilire una buona mobilità viscerale.

Quando rivolgersi all’osteopata
Le disfunzioni meccaniche dell’apparato muscolo-scheletrico che causano dolori rappresentano circa l’80% delle consultazioni sanitarie correnti. La sempre maggiore richiesta d’intervento non convenzionale in questo specifico settore è giustificata dal fatto che la terapia allopatica, incentrata per lo più sul trattamento dei sintomi, troppo spesso non è in grado di fornire un’adeguata risposta risolutiva a tali problemi.
La terapia osteopatica tratta:
  • Traumi sportivi - Distorsioni
  • Tutti i dolori della colonna vertebrale: cervicalgie, dorsalgie, lombalgie
  • Cefalee e/o emicranie
  • Stress
  • Incidenti automobilistici o d’altro genere
  • Esiti cicatriziali, postoperatori o da trauma
  • Conseguenze di bronchiti e/o polmoniti
  • Dolori mestruali
  • Disturbi gastrointestinali
  • Trattamenti ai neonati come forma di prevenzione o in presenza di coliche gassose, vomito a getto, pianto inconsolabile, insonnia e malattie ricorrenti e quindi predisposizione e abbassamento delle difese; infezioni recidivanti, specialmente croniche a carico dell’orecchio (otite)
  • Disfunzioni dello sviluppo neurologico e difficoltà scolastiche come: dislessie, carenze d’attenzione
  • Problemi comportamentali
  • Deglutizioni scorrette e male occlusioni
  • Conseguenze di traumi da parto come torcicollo miogeno.
L’aspetto fondamentale dell’osteopatia è la prevenzione in quanto il trattamento osteopatico, ottimizzando il funzionamento naturale del nostro organismo, lo aiuta a mantenere lo stato di salute. Spesso alcuni segni, quindi disfunzioni, anche poco evidenti, possono portare a disturbi del sistema neuro-muscolo-scheletrico che, se trascurati, nel tempo possono organizzarsi in processi organici, e diventare patologie.
Il caso in cui si può parlare più concretamente di prevenzione è quello dei neonati. Traumi da parto, più o meno gravi e quindi più o meno evidenti (determinati per lo più da parti non “naturali”, ad esempio dall’uso del forcipe, della ventosa, di farmaci come l’ossitocina, dalla pratica della “manovra di Kristeller” o dal cesareo) sono spesso facilmente risolvibili in età neonatale.
È molto importante, quindi, fare una valutazione osteopatica del funzionamento delle strutture meccaniche e dei principali apparati del neonato.
www.tuttosteopatia.it