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25 giugno 2014

Tecnica di drenaggio dei seni venosi...da provare!!!




Buongiorno a tutti!!
Come sapete sono una studentessa di Osteopatia e il week end scorso con grande soddisfazione ho concluso in Terzo Anno del mio percorso di studi.
Oggi vi voglio parlare di una tecnica cranio -sacrale di drenaggio per i seni venosi. Vi richiamerò in maniera molto riassuntiva qualche nozione di anatomia e vi spiegherò quando è indicata e le eventuali controindicazioni di questa tecnica. 

Il sistema venoso cerebrospinale è costituito da un sistema intracranico di seni che raccolgono il sangue refluo dell'encefalo e delle meningi.
I seni cranici sono privi di valvole e quindi il sangue circola grazie alla contrazione degli emisferi cerebrali, la quale viene trasmessa alle Membrane di Tensione Reciproca, che a loro volta determinano la contrazione dei seni.




Indicazioni:
-Ipertensione intracranica;
-Cefalee da congestione causate da stasi venosa;
-Dolori retroculari;
- Emicranee di origine olfalmica;
....per i bambini e non solo:
-Ritardo dello sviluppo psicomotorio;
-Astenie intellettuali e fisiche;
-Disturbi comportamentali.

Controindicazioni:
-Epilessia;
-Rischi emorragici;
-Traumi cranici;
-Ipotensione e bradicardia;
-Stati depressivi;
-Gravidanza dal 5-8 mese.

In media la tecnica dura 40 min e vi posso assicurare che comporta uno stato di benessere generale anche a distanza di giorni.

Martina M.

4 febbraio 2014

Il Senior e le attività motorie adattate

Il valore preventivo delle attività motorie e sportive costituisce un'evidenza scientifica, ormai ampiamente riconosciuta in letteratura, da cui emergono anche i parametri essenziali del carico minimo raccomandato.
Diventa pertanto interessante chiarire gli effetti dei differenti protocolli di attività motorie sulle capacità fisiche del soggetto adulto e anziano.  Tali analisi si rende necessaria per ottenere preziose indicazioni operative e metodologiche per la strutturazione di programmi di attività motorie destinate ai Senior, che possono essere supportati da un coerente percorso scientifico e didattico.


Gli studi e le Review più recenti suggeriscono i vantaggi derivanti dai Training di Forza: per alcuni autori tale allenamento può costituire una reale ed efficace contromisura per alcune conseguenze patologiche che si associano alla sindrome metabolica., in quanto capaci di ridurre il rischio cardiovascolare, l'insulino resistenza e il grasso viscerale o l'obesità addominale; inoltre, l'allenamento della forza sarebbe in grado di far diminuire la fibromialgia, riducendo la sensazione di dolore e di fatica, innalzando la qualità della vita; il training di forza incrementerebbe pure la densità minerale ossea attraverso la sollecitazione in trazione del sistema muscolotendineo; infine, sarebbe anche capace di determinare benefici nelle funzioni cognitive e in alcune dimensioni della personalità.

Per le evidenze raccolte in tale Review, i vantaggi ottenuti attraverso il training di forza sono trasferibili sia nella capacità di prolungare la massima distanza coperta attraverso il cammino sia nella riduzione del tempo necessario a passare dalla stazione seduta a quella eretta sia in una maggiore e migliore mobolità individuale. Infine, vi sarebbe anche una concreta ed evidente risposta ipertrofica nell'ordine di circa il 10% sia per fibre di tio I che di tipo II.

Sannicandro
da Scienza e Sport
Gen-Feb-Marz 2014

24 luglio 2013

Cuore a rischio per gli uomini che saltano la colazione

Allarme cardiologico più elevato per chi salta regolarmente la colazione del mattino. A mettere in guardia da questo pericolo è uno studio Usa appena pubblicato da ricercatori della Harvard School of Public Health secondo il quale non far colazione è una cattiva abitudine che accresce del 27% il rischio di malattie al cuore ed espone ad attacchi cardiaci fatali più frequenti della media. «Saltare regolarmente la colazione mette le persone a rischio di pressione alta, diabete, colesterolo alto, fattori che possono condurre a malattie cardiache» ha spiegato al The Indipendent Leah Cahil,autrice principale dello studio.
LO STUDIO - La ricerca, condotta fra il 1992 e il 2008 su un campione di 27.000 individui di sesso maschile fra i 45 e gli 82 anni, disposti a partecipare a un'indagine complessiva sull'alimentazione e le sue conseguenze sulla salute, ha rivelato un aumento del 27% del fattore di rischio cardiologico - e in particolare di mortalità per insufficienza coronarica - fra coloro che erano soliti saltare la prima colazione. I ricercatori hanno individuato che nella categoria di chi salta la colazione rientrano con maggiori probabilità fumatori, single, consumatori di alcol, persone sedentarie. Gli scienziati sono comunque stati in grado di isolare questi altri fattori sugli effetti negativi sulla salute. «Quando il fisico è a digiuno si attiva una "modalità protettiva" che fa aumentare la pressione del sangue, di insulina e colesterolo. Se non si fa colazione al mattino per il fisico è un ulteriore sforzo dopo un digiuno durato tutta la notte» ha chiarito Leah Cahil. Ripetere negli anni questa cattiva abitudine può sviluppare un'insulino-resistenza che porta a colesterolo alto, pressione alta, tutti fattori di alto rischio cardiaco.
SPUNTINI DI NOTTE - Gli studiosi hanno anche scoperto che gli spuntini a tarda notte possono avere conseguenze pure peggiori di saltare la colazione. Sebbene un piccolo campione abbia confessato di mangiare di notte, si è visto che in questi casi il rischio di malattie cardiache aumenta del 55%. «Sovraccaricare il fisico alimentandosi di notte - spiega ancora la ricercatrice - non permette al corpo di digerire correttamente, e anche in questo caso la cattiva abitudine alimentare può causare gli stessi effetti: ipertensione, aumento di peso, cambiamenti dei livelli di zucchero nel sangue e dunque maggiore rischio cardiologico»
Cristina Marrone
www.corriere.it
23 luglio 2013

10 luglio 2013

Ipertensione arteriosa e attività fisica


Non esistono dubbi sull'utilità dell'attività fisica nel trattamento dell'ipertensione arteriosa. Alcuni studi recenti hanno quantificato la diminuzione pressoria in 5-6 mmHg (sia per quanto riguarda la pressione sistolica che per quella diastolica), diminuzione concentrata soprattutto nelle ore diurne, prodotta da un allenamento aerobico assiduo e continuativo. Gli effetti benefici dell'allenamento sono dovuti a numerosi fattori tra cui i più importanti sono:
  • aumento del numero di capillari a livello muscolare e cardiaco (capillarizzazione) dove lo sviluppo del microcircolo coronarico allontana il rischio di infarto.
  • Maggiore apporto di sangue e ossigeno a tutti i tessuti e in particolare al muscolo cardiaco.
  • Riduzione sia dello stress transitorio che di quello a lungo termine grazie al rilascio di sostanze euforizzanti che intervengono nella regolazione dell'umore (endorfine).
  • Riduzione delle resistenze periferiche sia grazie alla riduzione dell'attività di alcuni ormoni e dei loro recettori (catecolamine) sia grazie all'aumento del letto capillare.
  • Effetto positivo che l'attività fisica svolge sugli altri fattori di rischio relativi ad altre patologie che spesso si associano o causano l'ipertensione come per esempio il diabete, le dislipidemie e l'obesità.
L'esercizio fisico utile per la prevenzione e la cura dell'ipertensione deve essere di tipo aerobico o cardiovascolare: deve cioè essere un'attività fisica di endurance svolta a media intensità (40-70% del Vo2max). Tipici esempi di lavoro cardiovascolare sono la marcia, il jogging, la corsa, il nuoto di resistenza e il ciclismo. Per essere veramente efficace, l'esercizio fisico va ripetuto per almeno tre volte alla settimana. Il massimo effetto benefico lo si ottiene con 5 sedute settimanali, anche se le differenze, in termini di calo pressorio, non sono significative. In questo caso migliorano invece i benefici sulla riduzione del peso corporeo e l'efficacia del sistema cardiovascolare. L'attività, per essere efficiente, deve protrarsi per almeno 20-30 minuti, possibilmente senza interruzioni. Anche in questo caso i risultati migliori si ottengono con un impegno superiore (40-50 minuti). Al di sotto dei venti minuti gli effetti positivi calano considerevolmente. 

Potenziali rischi della pratica sportiva nell'iperteso
La letteratura riporta una maggiore prevalenza di accidenti cardiovascolari durante l'esercizio fisico nell'iperteso rispetto alla popolazione generale. In effetti le variazioni emodinamiche che si verificano durante un esercizio di tipo isotonico come un aumento della frequenza cardiaca, della gittata sistolica e un aumento della pressione sistolica, comportano un notevole aumento del consumo di ossigeno miocardico e possono costituire un rischio rilevante per il soggetto iperteso soprattutto se è presente una ridotta riserva coronarica. A ciò va aggiunto che lo sforzo aumenta la vulnerabilità ventricolare e che l'iperteso ha una maggiore prevalenza di aritmie ventricolari rispetto al normoteso.Ancora non è confermata la possibilità che il training fisico produca nell'iperteso un ulteriore aumento della massa ventricolare sinistra già ipertrofica, molti studi hanno osservato che allenamento e ipertensione non producono effetti sommatori nei confronti dell'ipertrofia, anzi, l'allenamento sarebbe in grado di ridurre l'entità dell'ipertrofia nell'iperteso, probabilmente a causa di una riduzione del tono adrenergico più accentuata nelle attività di tipo aerobico.  

Conclusioni
Gli studi epidemiologici hanno da tempo confermato la relazione inversa tra pratica sportiva e livelli pressori. Sia in soggetti normotesi che ipertesi anche un'attività a modesto impegno cardiovascolare, purché praticata assiduamente, è in grado di sviluppare un significativo effetto ipotensivo. È buona norma praticare una completa visita medico-sportiva prima di iniziare una costante attività fisica per evitare di incorrere nei potenziali rischi che la pratica sportiva può indurre in un soggetto già a rischio come è un soggetto iperteso. 

Dott.Luigi Ferretto
www.albanesi.it

LA MIA OPINIONE
Oltre che all'allenamento cardiovascolare è indicato per gli ipertesi anche l'Esercizio Fisico isotonico tenendo in considerazione alcune regole fondamentali:
  • Evitare esercizi a testa in giù (per non incrementare la impressione intracranica);
  • Non svolgere mai la manovra di Valsalva (trattenere il respiro contraendo i muscoli addominali);
  • Evitare esercizi in isometria;
  • Svolgere esercizi con carichi non massimali.
Questo per favorire in un modo più completo e funzionale i benefici che sono stati già descritti all'inizio dell'articolo.