Visualizzazione post con etichetta Dolore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dolore. Mostra tutti i post

21 aprile 2016

Lavorare con i pesi può far male alle articolazioni?




"Io non faccio pesi, perché fa male"
Molto spesso si sente negli spogliatoi discutere tra donne e lamentarsi per l'uso di pesi durante l'allenamento associati a dolore articolare. Ma sono veramente i pesi a causare fastidi o sono i cosiddetti DOMS ("dolore post esercizio")? Scopriamolo insieme.

L'uso di pesi durante l'allenamento non causa traumi o lesioni al muscolo se si conosce il movimento da fare e lo si esegue nel modo corretto. Per cui prima di sperimentare la pesistica farsi insegnare bene l'esecuzione del gesto.
Se il peso supera di troppo i parametri stabiliti o sono di carico eccessivo rispetto il nostro solito si rischia di eseguire male il movimento e quindi provocare lesioni al muscolo e ai legamenti.

Ci sono alcuni parametri da prendere in considerazione quando ci si allena per evitare danni, ad esempio:


  • buona organizzazione della seduta di allenamento, soprattutto se manca la parte di riscaldamento iniziale, in quanto preserva a preparare il nostro corpo all'allenamento che andremo ad effettuare.
  • Valutare il grado di stanchezza quando si entra in palestra
  • Valutare il carico del peso che non sia troppo eccessivo
  • Importanti sono le fasi di recupero tra una serie e l altra


Per evitare di avere danni, ricordatevi:

  • non eseguire movimenti di massima flessione ed estensione con carichi eccessivi
  • Cercare di evitare il massimo piegamento di determinati esercizi degli arti inferiori, come gli squat dove si può facilmente perdere la postura corretta della schiena, caricare troppo peso sulle ginocchia
  • Variare spesso la scheda di allenamento, ad esempio ogni 4 settimane circa. In modo da provocare "stress" sempre diversi al distretto muscolare
  • Importante é la respirazione che in determinati esercizi é di fondamentale importanza per salvaguardare soprattutto la Colonna Vertebrale.



Inoltre dopo l'uso di pesi è meglio attendere 2/3 giorni dal prossimo allenamento per verificare se il dolore persiste perché in tal caso può essere che quello che sentite é dolore muscolare i cosiddetti DOMS, che sorgono dopo un lavoro forzato sui muscoli. Dopo qualche giorno questi dolori però spariscono e sono segno di un buon lavoro fatto in palestra!!!

Perciò prima di spaventarti e non voler più usare i pesi rivolgiti ad un esperto e chiedigli consiglio!!

Martina Marchiori
Giulia Cavaliere

22 marzo 2016

Catene cinetiche: siamo segmenti o anelli di una catena?

Vi siete mai chiesti che cosa sono le “catene cinetiche” o le “catene muscolari”?



Questi termini vengono spesso utilizzati dai professionisti come fisioterapisti, personal trainer, tutti coloro che hanno ha che fare con lo sport o il benessere delle persone.
In questo articolo cercherò di spiegarvi in termini semplici che cosa sono e la loro funzione.

La parola cinetica deriva dal greco " kinetikos " che significa movimento e quindi movimento dei muscoli.
La catena cinetica è un insieme di segmenti rigidi rappresentati dalle ossa uniti tramite delle giunzioni mobili chiamate articolazioni, dai legamenti, dai muscoli e dai nervi. La catena è molto utile per interpretare il movimento dello sportivo e la sua postura.

Esistono molte catene cinetiche e sono tutte interconnesse al fine di compiere azioni nella maniera più economica senza creare scompensi.

Spesso i muscoli tendono a perdere la loro elasticità, anche a causa dello stress, della postura scorretta e della breve respirazione toracica. Tutto questo può provocare danni a livello posturale e quindi avremo:

·         Dolori del rachide (cervicali, dorsali, lombari, sacrali)
·         Dolori articolari (anca, ginocchio, piede)
·         Deformazione della colonna vertebrale (scoliosi, cifosi, iperlordosi).

La soluzione per evitare questi dolori è effettuare dello stretching di allungamento decompensato, il metodo più utilizzato sono le tre squadre di Mezieres:

·         Squadra I: stendersi proni con le gambe totalmente attaccate alla parete.
·         Squadra II: sedersi con la schiena attaccata al muro, gambe stese.
·         Squadra III: da ritti, con gambe tese, piegare il busto di 90gradi e cercare di toccarsi i piedi con le mani.

Un altro metodo utilizzato è il Metodo Pancafit che tutt'ora eseguo per riequilibrare eventuali scompensi postularali.
Anch'io la uso per ricercare gli adattamenti per una postura sempre al top...ecco come!








La postura esprime il nostro vissuto e per questo è sempre bene prendercene cura.

Martina Marchiori
Giulia Cavaliere

10 marzo 2015

Alluce valgo.. Problemi alla lingua?


Che cos'è l'Alluce Valgo?L'Alluce valgo è la deformazione dell'alluce che risulta deviato verso l'esterno del piede, ossia verso le altre dita. A livello dell'attaccatura dell'alluce, ovvero sulla prima metatarsale, si evidenzia una protuberanza che, quando si infiamma, diventa dolorosa. Questo soprattutto dovuto al fatto che batte contro le scarpe comportando gonfiore e rossore.Come conseguenza, la testa metatarsale devia nel lato opposto a quello in cui è andato l’alluce, ovvero verso la linea mediana del piede.In casi gravi l’alluce valgo arriva a sovrastare tutto il secondo dito fino a toccare il terzo. Oltre al disagio a carico della capsula articolare della testa metatarsale e dell’alluce, spesso si aggiungono formazioni di tendiniti, borsiti, caduta delle teste metatarsali (che si evidenziano ben evidenziate con le classiche dita “griffate) e di calli sotto le teste metatarsali (un piede sano non deve avere calli in nessun punto).La caduta dell’arco plantare anteriore, fa sì che le teste metatarsali si scontrino con il terreno, determinando ulteriore dolore e maggiore difficoltà nella deambulazione.In questi casi è frequente la manifestazione di un’ulteriore patologia, il neuroma di Morton.

....è perché la lingua?

Si è sempre creduto che il piede fosse la causa delle varie alterazioni posturali e relativi problemi, che si propagavano fino alla parte alta del corpo. Oggi si è scoperto che accade proprio l’opposto: il piede è principalmente la vittima delle alterazioni posturali. 


Per esempio, nei casi di deglutizione atipica (infantile), frenulo corto, disturbi occlusali, la catena muscolare denominata glosso-podalica, interagisce dalla lingua fino ai due pollici e ai due alluci. Ogni disagio che tale catena subisce (lingua disfunzionale) si trasmette immediatamente fino ai suoi estremi, causando di frequente il valgismo dell’alluce.

In questi casi è d’obbligo un intervento adeguato, nell’ambito dell’odontoiatria e della logopedia. A tal riguardo, con le conoscenze attuali, è fondamentale agire sulla catena linguale attraverso la rieducazione funzionale della lingua in un contesto di globalità (esercizi specifici per la lingua abbinati ad esercizi specifici per il diaframma e per le catene muscolari).Non vanno escluse le disfunzioni vestibolari, visive, alterazioni respiratorie, le quali, attraverso le catene neuromuscolari, interagiranno fino ai piedi.Altro elemento di estremo interesse sono le calzature: il piede, nato libero, dovrebbe vivere scalzo per ricevere costantemente molteplici stimoli dal suolo. Invece trascorre troppo tempo rinchiuso dentro scarpe inadeguate, con piante e punte strette, tacchi alti, etc. che contribuiscono alla formazione dell’ alluce valgo.

State attenti a come utilizzate la lingua... Non solo per parlare!Potrebbe condizionare tutta la vostra postura.

Martina Marchiori

13 gennaio 2015

Sciatalgia... Cosa può fare l'osteopatia?



Sentiamo spesso parlare di SCIATALGIA...che cos'è?

Con sciatalgia si riferisce al dolore o sofferenza associati al nervo sciatico. 
Un trauma o una pressione sul nervo sciatico possono causare un dolore lancinante e bruciante che s'irradia dalla zona lombare o anca, seguendo il percorso del nervo fino ad arrivare al piede. 
In altri casi uno stiramento della schiena può causare spasmi muscolari nella zona sacro-iliaca.
Raramente invece può essere causata da infezioni, tumori, infiammazioni delle ossa o altre patologie che possono comportare una pressione della zona.

Detto questo...cosa può fare un TRATTAMENTO OSTEOPATICO?

Il trattamento iniziale per la sciatica si focalizza nel sollievo dal dolore. In casi dolori o acuti, è consigliabile riposo a letto per un0intera settimana insieme a eventuali farmaci per alleviare lo stato di infiammazione e dolore.

Se il dolore lo permette, le manipolazioni e le mobilizzazioni osteopatiche sono di grande beneficio. Sono consigliate quelle che si focalizzano sulla zona lombare, glutei e muscoli Hamstring. Le mobilitazioni includono anche posizioni che riducono il dolore e procurano conforto. 

Con la diminuzione del dolore e il successo di una terapia iniziata precocemente, l'individuo è incoraggiato a seguire un programma di lunga durata per mantenere la salute della schiena e prevenire il ritorno del trauma. Per raggiungere questo risultato a lungo termine bisogna apprendere gli esercizi corretti per migliorare la propria postura ormai compromessa.

Concludendo ricorda che la Scitatalgia è una vittima...di un comportamento o di una postura scorretta: cerca di prevenirla.

Marchiori Martina


N.B. Molto spesso una sciatalgia può essere confusa con una Sindrome del Piriforme. Per eventuali approfondimenti vedi  http://martinamarchiori.blogspot.it/2013/07/la-sindrome-del-piriforme.html?q=piriforme

8 settembre 2014

Dialogo tra due cervelli: Intestino e encefalo

Vi è mai capitato in seguito a un'emozione di paura di avere un "blocco allo stomaco"? Quando avete mal di pancia riuscite a lavorare e svolgere le vostre attività quotidiane in assoluta libertà?
E' noto quanto possono pesare lo stress, le emozioni negative sulla salute dello stomaco e dell'intestino.
Vediamone il motivo.

Nell'intestino troviamo una rete nervosa di oltre cento milioni di neuroni che gestiscono le attività enteriche e che si collegano al cervello attraverso il sistema nervoso vegetativo.
Il primo cervello può alterare il normale funzionamento del secondo, interferire con i suoi ritmi e, per questa via, disturbare la peristalsi, la produzione di acidi, di ormoni e di citochine. Ma è vero anche il contrario: le connessioni che dal cervello enterico vanno al a quello centrale sono più numerose di quelle che fanno il viaggio inverso. Questo significa che disordini intestinali possono produrre i loro effetti sul cervello centrale.

Un ruolo importantissimo viene svolto dalla SEROTONINA, una molecola conosciuta per il suo legame con la depressione. Si sa che una sua carenza può comportare depressione, tant'è che i farmaci antidepressivi moderni funzionano perché ne aumentano la sua disponibilità. Meno noto è il fatto che il 95% della serotonina viene prodotto dall'intestino
A cosa serve la serotonina nella pancia? A iniziare il riflesso peristaltico,  a mantenere il tono vascolare, insomma a regolare i movimenti e l'attività digestiva. Allo stesso tempo, funge da segnale al cervello: segnali positivi come la sazietà e negativi come la nausea.

Questo ci fa capire come una corretta alimentazione possa comportare non solo uno stato di benessere fisico, ma anche psichico. Di conseguenza, pensieri positivi ci permettono di svolgere le nostre funzioni vitali nella maniera più economica e funzionale possibile.

Ricordate che: "I farmaci curano, la dieta fa guarire" cit. Fondatore Medicina Cinese

Martina Marchiori 






27 aprile 2014

Acido lattico o DOMS al risveglio?

Ciao a tutti!Oggi vi voglio parlare del DOMS.Quante volte vi è successo che il giorno dopo aver svolto un nuovo allenamento vi svegliate e fate fatica a camminare, a sbadigliare, a ridere, ad alzare le braccia? Quel dolore che sentite NON E' ACIDO LATTICO, ma si chiama DOMS (Delayted Onset Muscle Soreness).
Il dolore e il disagio associato al DOMS solitamente raggiunge il picco tra le 24 e le 48 ore dopo la pratica di attività fisica e si estingue nelle 96 ore successive.
Da un punto di vista anatomico i DOMS sono semplicemente dovuti a micro lacerazioni del tessuto muscolare causate dall’eccessivo stress al quale il muscolo viene sottoposto durante l'allenamento. Una volta che il muscolo è stato stressato si ricostruirà più forte di prima e sarà dunque capace di sopportare uno stress maggiore durante l’allenamento successivo.
Le lesioni indotte coinvolgono sia le componenti contrattili (actina e miosina), il citoscheletro del muscolo che le miofibrille.


Quando si ha, invece, l'acido lattico?
La produzione di acido lattico è tipica di una allenamento di tipo anaerobico. Una sua eccessiva produzione  porta degli indolenzimenti, ma questo è un evento solamente transitorio, infatti già dopo 45-60 minuti dal termine dell’allenamento, esso viene completamente smaltito dal nostro organismo e non è dunque la causa dei dolori nei giorni successivi l’allenamento.

Non abbiate paura di aver svolto male l'allenamento se il giorno dopo avete qualche dolore....anzi, TUTTA SALUTE!

Buon allenamento

Martina M.

6 marzo 2014

CHI NON SI SPEZZA SI PIEGA: come prevenire il mal di schiena

Il mal di schiena è uno di disturbi più diffusi nell'epoca moderna. Le più frequenti cause di questo malessere sono il mantenimento di una postura scorretta, la tensione muscolare dovuta allo stress, il sovrappeso, una vita sedentaria, l'eccesso di freddo e l'umidità.
Il dolore può colpire sia la parte alta che quella bassa del dorso e può essere irradiato al gluteo fino a comportare un vero e proprio blocco della persona.
La prevenzione al mal di schiena è raggiungibile mediante l'adozione di alcuni comportamenti: praticare attività fisica, seguire una dieta in caso di sovrappeso e cercare di ridurre, per quanto possibile, lo stress.
L'attività fisica deve essere regolare e non intensa, si consiglia di praticare yoga oppure stretching che, se costanti, consentono di rendere più flessibile la colonna alleviando il dolore.
In caso di dolori intensi potete applicare del ghiaccio (non a diretto contatto con la pelle) e poi effettuare degli impacchi con un panno imbevuto nell'acqua calda sulla zona da trattare. 
Evitate di mantenere a lungo delle posizioni scorrette e utilizzate delle calzature idonee sia per lo svolgimento dell'attività fisica, sia per la vita di tutti i giorni.
Per le donne che indossano dei tacchi, non sceglieteli troppo alti e appena potete cerate di appoggiare bene la pianta del piede a terra per rilassare la muscolatura.
E...date retta alla nonna: attenzione agli sbalzi di temperatura, copritevi!

Emanuela Cafagna
da rivista" Energie"
Febbraio 2014

12 novembre 2013

EVITA LA SEDIA! Istruzione per il lavoro in ufficio


Stare seduti su una scrivania indebolisce i muscoli della schiena e provoca un irrigidimento di quelli del busto. Quando si corre le braccia si muovono in avanti e dietro rispetto al busto, determinando una rotazione della parte inferiore del corpo, movimento che può causare la sindrome della bendeletta ileotibiale e problemi ai muscoli tibiali e, più genericamente, ai piedi.

Alcuni muscoli delle gambe contengono enzimi che tengono sotto controllo i grassi nel sangue. Ma restano inattivi se si sta seduti a lungo, contribuendo ad aumentare il rischio di malattie cardiache.

Il comportamento sedentario è stato correlato  diverse forme di cancro: seno, colon, polmoni e prostata.

Anche solo 20 minuti accasciati su una sedia aumentano la rilassatezza dei legamenti spinali. Può essere necessaria anche una buona mezz'ora perché la spina riguadagni la sua tonicità, e un core stabile permette al corpo di gestire bene le anche e le gambe.

I muscoli dei glutei (in particolare il gluteo medio) si allungano se si resta seduti a lungo e questo interferisce con la loro capacità di contrarsi efficacemente e di stabilizzare il bacino mentre si corre. Altri muscoli e tendini tendono a indebolirsi, causando ai runner fastidi di vario genere, compreso l'irrigidimento dei posteriori della coscia, la sindrome della benedeletta ileotibiale, dolori alle ginocchia ed eccessiva pronazione.

Quando ci si parcheggia su una sedia, i flessori dell'anca si irrigidiscono, riducendo l'ampiezza del movimento e togliendo alle anche la capacità di aprirsi, di controllare le ginocchia e di produrre energia.

Selene Yeager
da rivista "Runners"
novembre 2013

7 novembre 2013

OSTEOPATIA PEDIATRICA: Il tocco che cura

Notti insonni, tremori, coliche. Questi grandi e piccoli problemi sono spesso provocati da traumi del parto o della gravidanza che, se affrontati nei primi mesi, possono risolversi facilmente e migliorare lo sviluppo del bambino. Approfondiamo questo argomento con Andrea Lernaduzzi, specializzato in osteopatia  pediatrica, che da molti anni applica questa tecnica a neonati e bambini.

Come si generano le condizioni di non equilibrio nei neonati?
Sia durante la vita fetale sia alla nascita il bambino è sottoposto naturalmente a molte compressioni che possono produrre altrettante lesioni. 
Nel grembo materno ci possono essere ad esempio problemi dovuti all'utero patologico, a disequilibri del bacino, a contrazioni premature. Sia nella fase di "impegno" sia di discesa e di espulsione il bambino subisce forti compressioni perchè deve passare attraverso il canale del parto affrontando torsioni e spinte per poter attraversare spazi molto ridotti. Il cranio e tutto il corpo del neonato si modellano per poter passare nel canale del parto.

Quali problemi sei chiamato ad affrontare?
I torcicollo congeniti, problematiche del sistema nervoso come tremori, rigurgiti, problemi di ritmo sonno-veglia, il vomito a getto, le coliche e tantissimi altri, si lavora su tutto.
Lavoriamo molto anche per la preparazione al parto trattando la struttura pelvica, la cavità addominale, il diaframma e le connessioni fasciali per preparare il corpo alla dilatazione e al travaglio.

Stai collaborando con dei medici pediatri per proporre valutazioni osteopaticge gratuite ai neonati. Come nasce questo progetto?
In collaborazione con la dottoressa M.Teresa Marzano, qui a Milano, desideriamo proporre una consulenza osteopatia gratuita entro i primi 15-30 giorni dal parto; l'obiettivo è capire se l'organismo del bambino ha subito traumi tessutali e bioenergetici durante la gravidanza e il travaglio. È una valutazione che ritengo molto importante. Devi sapere che in Inghilterra nei reparti di neonatologia alla dimissione è compresa una valutazione osteopatica. Sarebbe un grande risultato se anche in Italia ogni pediatra richiedesse una valutazione osteopatica perchè il potenziale di autoguarigione dell'organismo a quell'età è incredibile.

Non sarebbe meglio aspettare che il bambino cresca un po' per affrontare i trattamenti? Immagino la preoccupazione dei genitori nell'accettare una tecnica manipolativa per i loro bambini.
È una scienza assolutamente innocua ,fatta di tocchi dolcissimi. Non bisogna aver paura di far toccare oscurare il proprio bambino con questo approccio. I bambini che nascono,ad esempio, con la forcipe o con la ventosa possono avere dei problemi al palato che poi si manifestano nella dentizione. Anche questi casi possono essere affrontati con il metodo osteopatico. Quanto prima si fa, migliore è il risultato.l'obiettivo dell'oateopatia pediatrica è quello di far partire il bambino con delle basi forti!

Antonio Ruccia
Da rivista "Energie"
Ottobre 2013

30 ottobre 2013

Le VERE cure per prevenire e combattere la Stitichezza (Seconda Parte)


(Seconda Parte)
COMBINAZIONI ALIMENTARI
Non tutti gli alimenti sono digeriti negli stessi tempi e con le stesse modalità.
Gli enzimi (sostanze prodotte dalle ghiandole digestive, siano esse salivari, gastriche, pancreatiche, intestinali,etc) sono in grado di demolire i legami chimici fra i costituenti del cibo, ma non in modo indiscriminato.
Non è inoltre indifferente, ai fini di una buona e rapida digestione, il grado di acidità dell'ambiente (bocca, stomaco,etc) dove avviene la reazione: alcuni enzimi lavorano meglio in ambiente alcalino, altri viceversa in ambiente acido.
Da queste brevi considerazioni relative alla fisiologia della digestione, risulta evidente la necessità di saper combinare bene i cibi in uno stesso pasto, in modo da garantirne una digestione che sia il più possibile rapida e soddisfacente, al fine di mettere a disposizione dell'organismo tutte le sostanze nutrizionali presenti nell'alimento.
Vista l'ampia scelta dei cibi, sembrerebbe difficile risolvere con semplicità questo problema. In realtà le attenzioni da avere si riducono a poche e chiare limitazioni che verranno elencate di seguito.

Cibi proteici con cibi amidacei
Si tratta di evitare la compresenza nello stesso pasto, del cosiddetto "primo" (pasta, riso) con il "secondo" (carne, pesce, uova, formaggi, ecc.); infatti la digestione dei cereali, prevalentemente amidacei, avviene in bocca (ambiente alcalino) per opera della ptialina salivare, mentre la digestione del cibo proteico si compie nello stomaco (ambiente acido) per opera della pepsina.

Cibi proteici diversi
Lo stomaco è in grado di produrre succhi gastrici diversi e con picchi di acidità in tempi differenziati. Infatti i cibi proteici (carne, uova, formaggi) non sono mai composti di sole proteine, ma anche di grassi e carboidrati in proporzioni variabili. A questa variabilità del singolo alimento ben si adatta lo stomaco, producendo succhi precocemente o tardivamente acidi, secondo il caso. Questa adattabilità non è invece possibile quando nello stesso pasto sono presenti carne e formaggio, uova e formaggio, carne e legumi.

Zucchero e frutta con cibi amidacei o proteici
L'abitudine di mangiare dolci alla fine del pasto impedisce un'efficace motilità e secrezione gastrica, inibendo anche la produzione di ptialina salivare: la digestione ne risulta quindi rallentata e difficoltosa.
La frutta, specialmente quella molto sugosa e zuccherina, assunta alla fine del pasto staziona per un lungo periodo nello stomaco, invece di venire rapidamente digerita e assorbita, innescando facilmente fastidiosi fenomeni fermentativi.

Bevande o cibi acidi con cibi proteici o amidacei
Il vino, le bevande gassate, il limone, l'aceto, i sottaceti, se assunti in quantità eccessiva sono in grado di inattivare la ptialina salivare (e quindi di impedire o rallentare la digestione amidacea), nonchè di ostacolare una efficace secrezione gastrica acida (indispensabile per la digestione proteica).

da "Prevenire e combattere la stitichezza) di Paolo Pigozzi, ed. Giunti


25 ottobre 2013

Le VERE cure per prevenire e combattere la stitichezza (Prima Parte)

(Prima Parte)
ALIMENTAZIONE CORRETTA
L'alimentazione corretta è senz'altro la base di una strategia anti-stitichezza, sia in senso preventivo che terapeutico. Le caratteristiche di una dieta che favorisce la stitichezza sono la carenza di fibre vegetali e di acqua, l'assunzione eccessiva di proteine animali e di cibi impoveriti e sterilizzati dall'industria alimentare.
Le linee guida di un'alimentazione preventiva e terapeutica saranno ovviamente di indirizzo opposto:

  • Consumo adeguato di frutta fresca cruda, lontano dai pasti principali;
  • Consumo a pranzo e a cena, di un abbondante antipasto a base di verdure crude miste;
  • Introduzione sistematica dei cereali integrali: riso integrale, pasta integrale, ma anche avena, orzo, miglio, ecc.
  • Riduzione drastica dei prodotti animali, fino all'eliminazione (temporanea) della carne e del pesce; è comunque consigliato non consumare cibi proteici più di una volta durante l'arco di tutta la giornata;
  • Alternanza degli alimenti proteici animali con cibi ricchi di proteine vegetali e di fibre, come i legumi (fagioli, lenticchie, piselli, fave, ceci) o la frutta oleosa (noci,mandorle,nocciole).
  • Uso delle erbe aromatiche (alloro, salvia, rosmarino, menta, origano,maggiorana, prezzemolo, timo ecc.) sia su cibi crudi e cotti anche in infusione alla fine del pasto: la loro azione antifiammatoria e antiputrefattiva è spesso accompagnata da una migliore motilità gastrointestinale;
  • Consumo di alimenti molto ricci di fermenti e di flora batterica come il lievito di birra, lo yogurt e le verdure lattofermentate (crauti);
  • Consumo di pasti composti da un unico piatto base (o il cosiddetto "primo" o cosiddetto "secondo") accompagnato da contorni di verdure soprattutto crude, in modo tale da evitare le associazioni inopportune fra cibi aventi esigenze digestive diverse e gli eccessi fermentativi che ne derivano.
da "Prevenire e combattere la stitichezza" di Paolo Pigozzi, ed. Giunti

18 ottobre 2013

Contrattura o stiramento? Come riconoscerli



Le lesioni muscolari sono all’ordine del giorno in chi pratica attività fisica a qualsiasi livello. Almeno il 25-30% degli infortuni sportivi sono rappresentati da contratture, stiramenti o strappi, cioè lesioni delle fibre muscolari, diverse per l’entità del danno. «La contrattura si verifica quando il tessuto muscolare viene sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico, inducendolo così a contrarsi involontariamente: le fibre muscolari non si rompono, ma c’è solo un’alterata capacità contrattile - spiega Gianfranco Beltrami, medico dello sport, docente del corso di laurea in Scienze Motorie dell’Università di Parma -. In caso di stiramenti, invece, il muscolo si allunga in modo eccessivo, sempre senza lacerarsi. La rottura, più o meno estesa, delle fibre muscolari caratterizza infine lo strappo. Il confine tra stiramento e strappo è labile: l’ecografia può aiutare a dirimere i dubbi».


Quali sono i sintomi? «Dolore mal localizzato e irrigidimento muscolare, anche a distanza, fanno pensare a una contrattura. In caso di stiramento, il dolore si avverte sempre nel corso dell’attività e, di solito, si riesce a capire bene il punto interessato. Nonostante il fastidio, si è in grado di proseguire l’attività e questo è un problema perché così lo stiramento può degenerare in strappo. Lo strappo, infine, causa un dolore acuto molto violento. Maggiori sono le fibre lacerate, più importanti sono i sintomi. Al dolore possono infatti aggiungersi incapacità e impotenza funzionale ed ematomi, più o meno estesi».

Come si deve intervenire? «Se si avverte un dolore muscolare verosimilmente imputabile a una contrattura o a uno stiramento, durante (o poco dopo) l’attività fisica, bisogna subito interrompere l’esercizio e stare a riposo. Il ghiaccio è un valido alleato, a patto di usarlo in modo corretto, il che significa applicarlo sull’area interessata per 3 minuti, toglierlo per 1 minuto, ripetendo queste manovre per 5 volte, ogni 2 ore. Se il dolore persiste il medico può suggerire farmaci antinfiammatori e miorilassanti. Nel caso di strappi l’obiettivo della terapia è limitare le conseguenze per prevenire danni futuri. Le fibre muscolari hanno scarso potere di rigenerazione e la riparazione avviene con la formazione di tessuto cicatriziale, le cui proprietà elastiche sono inferiori a quelle del normale tessuto muscolare. Per favorire una cicatrizzazione ottimale bisogna seguire uno schema corretto, pena il rischio di ricadute future. Per prima cosa bisogna applicare il metodo REST , ovvero: riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione dell’area interessata. Passati un paio di giorni, per rendere la cicatrice elastica e prevenire aderenze, si può ricorrere ad alcune terapie fisiche (laserterapia, ultrasuoni e tecarterapia). L’ultimo step consiste nel rinforzare il muscolo e migliorarne l’elasticità con una riabilitazione adeguata. Solo dopo aver terminato questa fase si può riprendere il proprio sport».

Che cosa si può fare sul piano della prevenzione? «Riscaldarsi e fare stretching prima di iniziare l’attività sportiva vera e propria; al termine, dedicare alcuni minuti al defaticamento e quindi concludere con altri esercizi di allungamento».

Antonella Sparvoli

www.corriere.it

4 ottobre 2013

Mal di schiena che non passa: può essere di origine infiammatoria



MILANO - Se il mal di schiena si trascina per mesi è meglio accertarsi che non sia un segnale di malattie reumatiche di tipo infiammatorio, come le cosiddette spondiloartriti. Si tratta di patologie difficili da inquadrare (e per questo spesso diagnosticate con ritardo anche di anni) con un forte impatto sulla vita di relazione. «Di recente - spiega Roberta Ramonda, professoressa di Reumatologia, l'Azienda ospedaliera e Università di Padova -, è stata messa a punto una nuova classificazione in base ai sintomi prevalenti, ovvero interessamento principale della colonna e/o delle articolazioni periferiche. Nella prima categoria rientrano spondilite anchilosante e spondiloartrite assiale (dette anche radiografica e non radiografica), che hanno spesso come sintomo caratteristico un mal di schiena di tipo infiammatorio. La differenza tra queste due forme sta nella presenza o assenza di danno articolare evidenziabile con la radiografia. In alcuni casi, la forma assiale, non radiografica, può nel tempo evolvere in spondilite anchilosante con un danno che diventa evidente alla valutazione radiografica nell'arco di alcuni anni».


Com’è il mal di schiena di tipo infiammatorio?
«Tipica è la comparsa di dolore localizzato alla regione pre-sacrale e alle natiche. A volte il dolore si irradia alla coscia o fino alla metà superiore del polpaccio, oppure ha un andamento alternante alle natiche. Nelle fasi iniziali dolore ed eventuale rigidità si manifestano soprattutto durante il riposo notturno, sono più intensi al mattino e si accentuano con l'inattività. Oppure il dolore può essere a carico delle varie sedi d'inserzione dei tendini».

Come si fa la diagnosi?
«Il dolore lombo-sacrale, essendo molto diffuso, viene spesso sottovalutato. In presenza di un dolore lombare da più di 3 mesi, che peggiora con il riposo, in persone sotto i 45 anni è consigliabile eseguire una risonanza magnetica. In chi, invece, il dolore dura ormai da alcuni anni è probabile che vi siano già danni irreversibili a carico delle strutture ossee e legamentose, espressione di un quadro conclamato di malattia come la spondilite anchilosante. In questi casi la radiografia consente di evidenziare il grave impegno della colonna vertebrale».

Che cosa si può fare?
«Fondamentali sono diagnosi precoce e trattamento tempestivo, per ridurre il rischio di danni irreversibili. La terapia si basa su antinfiammatori e/o farmaci "di fondo" in particolare sulfasalazina, o su farmaci biotecnologici (anti-tumor necrosis factor alfa). Questo approccio riduce e limita l'evoluzione verso un danno funzionale e/o anatomico conclamato tipico di queste forme. Altrettanto importante il ruolo della fisiochinesiterapia: massaggi, balneoterapia termale e ginnastica danno benessere, migliorano l'elasticità vertebrale e potenziano la tonicità muscolare».



Antonella Sparvoli
19 settembre 2013
www.corriere.it


12 settembre 2013

Recupero Record: le soluzioni che funzionano contro la fatica muscolare

I runners hanno spesso delle loro cure miracolose che assicurano essere in grado di dare sollievo ai dolori che attanagliano i muscoli delle gambe dopo certe corse lunghe e impegnative. Ma che cosa serve veramente per alleviare questo genere di dolori e cosa invece no? Abbiamo chiesto agli esperti ciò che pensano dei metodi più usati per avere in breve tempo le gambe che volano di nuovo.

Rimedio: RIFORNIMENTO
Verdetto: OK

Finito l'allenamento, è fondamentale reintegrare i liquidi persi. La disidratazione rallenta tutte le funzioni di recupero del corpo. Bere acqua o reintegratori idrosalini rifornisce le cellule, ristabilisce il volume del sangue e aiuta a regolare la temperatura corporea. Tutto questo favorisce il recupero, ma oltre a bere bisogna anche mangiare. Da 1 a 4 porzioni di carboidrati e proteine entro due ore dall'attività fisica sono l'ideale per essere presto di nuovo in forma.


Rimedio: BAGNO IN ACQUA E GHIACCIO
Verdetto: DA PROVARE (FORSE)

Gli studi riguardo all'utilità dell'immergersi in una vasca gelata per ridurre i dolori al termine della corsa hanno dato risultati contrastanti: alcune ricerche sostengono che aiuti, altre affermano che non faccia alcuna differenza. Jason Karp, medico e autore di Running a Marathon for Dummies, è tra i sostenitori dell'efficacia dell'acqua fredda pr ridurre i dolori e le infiammazioni dei muscoli che hanno svolto attività fisica, specialmente dopo le corse particolarmente intense e lunghe (come la maratona), dove i muscoli subiscono i danni maggiori. Ma se non sei entusiasta  di questo trattamento che fa battere i denti, nn sentirti obbligato a farlo. tini presente che anche l'applicazione di ghiaccio può aiutare a combattere dolori e infiammazioni.

Rimedio: STRETCHING
Verdetto: DA PROVARE

Eseguire lo stretching dopo la corsa ha i suoi vantaggi: è certo, infatti, che migliori la mobilità e la flessibilità. Ma non aspettarti che lenisca i dolori. Una review di 12 studi pubblicata su Cochrane Summaries riporta che lo stretching dopo l'atività fisica riduce il dolore di un solo punto su una scala da 1 a 100.

Rimedio: COMPRESSIONE
Verdetto: DA PROVARE

L'efficacia delle calze compressive quando indossate immediatamente dopo lo sport è ancora da confermare, ma una ricerca del Journal of Sport Sciences dimostra che possono effettivamente ridurre l'insorgere dei dolori se indossate durante la corsa. Sono particolarmente efficaci nella corsa collinare, perchè la compressione extra riduce il carico muscolare, attenuando il dolore post esercizio fisico.

Rimedio: FANS
Verdetto: DA ASSUMERE CON PRUDENZA

Dopo le corse"pesanti", quelle che rendono doloroso scendere le scale, si possono assumere farmaci antifiammatori non steroidei (FANS), perché alleviano velocemente il male. Ma questo rimedio rallenta la riparazione muscolare. Inoltre, i FANS possono fare in modo che il nostro corpo non percepisca i sintomi dell'affaticamento muscolare. E spingere sull'acceleratore in queste condizioni significa allungare ulteriormente i tempi di recupero.

Rimedio: MASSAGGIO
Verdetto: OK

Uno studio apparso su Science Translational Medicine ha riscontrato che il massaggio accelera il recupero perché aiuta a diminuire l'attività delle proteine pro-infiammatorie nelle cellule muscolari e stimola la produzione di mitocondri, i generatori di energia nelle cellule.

Rimedio: RIPOSO ATTIVO
Verdetto: DA PROVARE

Una leggera attività fisica il giorno a un allenamento pesante (o a una gara) migliora la circolazione sanguigna nei muscoli e velocizza la loro riparazione. Allo scopo vanno bene lo yoga, acqua-jogging, nuoto e uscite in bici, che sono tutte attività diverse dalla corsa. Anche una leggera corsetta rigenerante è ok, m su superfici morbide.

Rimedio: SONNO
Verdetto: OK

Questo è il recupero migliore! Quando dormiamo a sufficienza il nostro corpo rilascia l'ormone della crescita che potenzia i processi di riparazione. Ancora meglio se assumiamo uno spuntino (un bicchiere di latte scremato o una manciata di mandorle) prima di coricarci. Uno studio recente rivela che la digestione delle proteine e il loro assorbimento durante il sonno stimolano la riparazione dei muscoli durante la notte. Se poi addotti contemporaneamente più rimedi, il tuo fisico ti ringrazierà.

Jessica Girdwain
Runners
Agosto 2013


23 luglio 2013

Fattori di crescita autologhi in medicina sportiva e estetica

L'uso dei fattori di crescita è una terapia innovativa che apre nuove prospettive di guarigione per migliaia di persone che soffrono di problemi ortopedici e non solo.
Si tratta di un trattamento con infiltrazioni di plasma autologo ricco in piastrine (PRP).


Le piastrine: come funzionano
a chiunque è capitato di procurarsi un taglio o una lesione sanguinante della pelle o anche dei tessuti sottostanti, o perfino una frattura. Cosa ha permesso l'arresto della perdita di sangue e, soprattutto, ha consentito che si riformasse un tessuto sano? La risposta è nelle piastrine, piccole cellule che circolano nel sangue e "guidano" la rigenerazione dei tessuti attraverso il rilascio di particolari sostanze: I Fattori di crescita. 
Da un modesto prelievo di sangue (molto meno di una donazione) si può ottenere il cosiddetto Plasma ricco di Piastrine o PRP.

Effetti e vantaggi del PRP
Il PRP è una sostanza naturale derivata dallo stesso paziente, per cui non esistono effetti collaterali quali allergie o intolleranze. E' privo di tossicità, stimola i processi riparativi e la crescita dei tessuti lesi sui quali è applicato attraverso la stimolazione della proliferazione cellulare, dei normali processi bioriparativi e rigenerativi e rivascolarizzazione dei tessuti.

Indicazioni
Il gel piastrinico è utilizzato già da anni in chirurgia ortopedica come nei seguenti casi:
• artrosi e altre lesioni della cartilagine (osteocondriti, ecc);
• pseudoartrosi, ritardo di consolidamento osseo;
• tendiniti (acute e croniche);
• tendinopatie (acute e croniche);• lesioni e traumi muscolari (strappi, stiramenti, ecc);
• lesioni traumatiche di legamenti,
ma anche in in medicina estetica per la biorivitalizzazione e il ringiovanimento cutaneo.
La biostimolazione con il gel piastrinico può essere indicata sia nelle pelli giovani a partire dai 28-30 anni come prevenzione, sia nelle pelli mature come trattamento dell’invecchiamento cutaneo. Questa procedura può essere effettuata, a seconda dei casi, a livello di volto, collo, décolleté, dorso delle mani, addome, parte interna delle braccia e delle cosce.


Il trattamento
Si preleva dal Paziente un piccolo quantitativo di sangue venoso, che viene poi opportunamente centrifugato, in modo da ottenerne la separazione nella frazione contenente i globuli rossi, che viene scartata, e quella contenente plasma e piastrine, che viene invece recuperata e trattata con un attivatore piastrinico.
Il gel piastrinico così ottenuto viene quindi subito reiniettato nel derma dello stesso Paziente da cui è stato prelevato.


Testimonianze
La metodica è stata utilizzata da celebri atleti, tra cui il campione di Golf Tiger Woods ed i vicnitori del Superbowl Hines Ward e Troy Polamalu.
Di consguenza sono stati realizzati servizi divulgativi da importanti media americani.

"Il trattamento dei fattori di crescita autologhi", dott. Davide Caldo
www.imsdiroma.it
www.araco.it

17 luglio 2013

Protesi al ginocchio e il ritorno allo sport: realtà o utopia?

È ormai universalmente noto il numero di benefici, in senso salutistico generale, connessi alla pratica costante di un'attività sportiva sebbene siano state anche introdotte delle ricerche che dimostra l'aumento dell'incidenza di osteoartrosi in atleti paragonati e sedentari.
Per questo pure nel paziente protesizzato la ripresa di un'attività sportiva e/o ricreativa costituisce sempre un non trascurabile valore aggiunto. Tuttavia, i pazienti spesso sottostimano i possibili problemi correlati alla sostituzione protesica di un'articolazione e sovrastimano le  aspettative di recupero.
Tali aspettative sono create da noti dati di eccellenti risultati clinici, dal marketing ortopedico, da quello diretto ai pazienti, da informazione e disinformazione reperibili su Internet.
È comunque innegabile che gli interventi protesici consentano ai pazienti con patologia degenerativa articolare di incrementare la loro attività fisica.
Tuttavia, non possiamo ignorare i rischi connessi alla ripresa di un'attività sportiva dopo aver subito un'impianto protesico che, schematicamente, possono essere ricondotti a:

  • il rischio di incorrere in instabilità articolare; 
  • lo scollamento protesico; 
  • l'usura della componente protesica.
In funzione di questo esistono tre possibili categorie di attività sportive per i pazienti protesizzati che intendano a riavvicinarsi allo sport:
  • le attività sportive raccomandate; 
  • le attività sportive raccomandate sono i soggetti già esperti nelle stesse; 
  • le attività sportive sconsigliate.

Le attività sportive raccomandate
In questa categoria ritroviamo: 
  • la bicicletta; 
  • il nuoto; 
  • il ballo da sala; 
  • il tiro con l'arco, il tiro al piattello, il tiro al volo; 
  • il Walking; 
  • il golf.
A proposito di quest'ultimo, dobbiamo ricordare che, pur essendo uno sport apparentemente privo di importanti sollecitazioni funzionali a livello degli arti inferiori, comporta per un soggetto destrorso un'ingente sforzo di tipo torsionale e livello dell'articolazione del ginocchio sinistro, determinata da un problema di "duplice rotazione", chi avviene sia nel momento della fase ascendente della mazza sia in quello di impatto con la pallina.

Queste attività dovrebbero essere incoraggiate in tutti i pazienti, soprattutto considerando il loro impatto positivo sulla salute e sul benessere generale del paziente stesso.


Le attività sportive raccomandate soggetti già esperti
In questa categoria ritroviamo tutti quelli sport raccomandabili/consentibili solamente a soggetti che abbiano già avuto modo di accumulare precedentemente una buona pratica delle attività stesse e che presentino un'ottima forma fisica.
In quest'ambito di troviamo: 

  • attività aerobica a basso impatto; 
  • ciclismo (in questo caso si differenzia dalla pratica della semplice bicicletta poc'anzi menzionata); 
  • bowling; 
  • canottaggio; 
  • trekking, avendo cura di limitare il più possibile i percorsi in discesa, cosa certamente non facilmente attuabile; 
  • equitazione (ponendo attenzione a mantenere una "staffatura lunga");
  • sci di fondo;
  • scherma;
  • body building;
  • pattinaggio su ghiaccio;
  • tennis (vedi approfondimento).
Le attività sportive sconsigliate
In quest'ultima categoria ritroviamo sostanzialmente tutti gli sport ad alto impatto e/o "di contrasto", che possono danneggiare le componenti protesiche compromettendone la funzionalità; ricordiamole brevemente:
  • calcio;
  • rugby;
  • basket;
  • pallavolo;
  • pallamano;
  • alpinismo;
  • lotta;
  • judo;
  • corsa;
  • ginnastica;
  • aerobica ad alto impatto.

Conclusioni
Possiamo concludere che in linea generale lo sport non è assolutamente precluso al soggetto portatore di protesi di ginocchio( sia totale, ma ancor più compartimentale), ma è innegabile che una protesizzazione consenta solamente la pratica di alcune e bene determinate attività sportive.
Per questa ragione, non solo il paziente deve necessariamente essere correttamente consigliato e indirizzato, ma si rivela di ancor maggior più importanza che agisca cum granum salis e tenti di riprendere l'attività sportiva solamente dopo aver affrontato un corretto percorso riabilitativo e un altrettanto cauto e progressivo percorso di riavvicinamento alla pratica sportiva stessa. Bisogna, comunque, precisare che le continue innovazioni in campo protesico, sia a livello di materiali utilizzati sia delle tecniche chirurgiche adottate, stanno permettendo a una sempre più alta percentuale di pazienti protesizzati la pratica sportiva, ampliando la gamma di attività praticabili.


Approfondimento: Il tennis
Uno studio effettuato su 33 giocatori di tennis esperti ( anche se non professionisti) analizzati a un follow up medio di 8 anni dopo intervento di protesi di ginocchio, ha mostrato come tutti siano in grado di tornare dopo l'intervento al grado competitivo precedente.
Per tutti, si è registrata una significativa riduzione del dolore e una maggiore mobilità, solamente alla velocità di gioco è risultata minore.
Tutti i giocatori sono stati soddisfatti del risultato clinico e dei loro comportamenti alla ripresa dell'attività tennistica, confermando in tal modo come i giocatori di tennis classificabili come esperti possano ritornare a giocare a un buon livello dopo l'intervento di protesizzazione.
Le limitazioni dello studio erano il follow up relativamente breve e il fatto che non siano stati considerati giocatori di livello tecnico inferiore.

Biscotti GianNicola e Eirale Cristiano
Scienza e Sport
Apr-Giu 2013